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Joseph Stiglitz: Nobel per Economia 2001

Scritto il alle 11:57 da Redazione Finanza.com
Joseph Stiglitz

Joseph Stiglitz: Premio Nobel per l’Economia nel 2001

Joseph Eugene Stiglitz è un economista americano che nel 2001 ha ricevuto il “Premio Nobel” per l’Economia. Nato in Indiana, a Gary, il 9 febbraio del 1943, ha frequentato l’Amherst College dal 1960 al 1963, trasferendosi poi al Mit dove ha conseguito la laurea nel 1967. Grazie ad una borsa di studio ha frequentato anche l’Università di Cambridge; passato poi all’insegnamento prima al Mit e poi all’Università di Yale nel 1970, ora insegna alla “Graduate School of Business” alla Columbia University. Tuttavia non c’è stato solo l’insegnamento nella sua vita, dato che Stiglitz ha rivestito diversi ruoli di spessore nell’ambito della politica economica.

Per tre anni, dal 1995 al 1997, ha operato nell’amministrazione del presidente americano Clinton, ricoprendo l’incarico – a cavallo dei due mandati – di “Presidente dei consiglieri economici”. Una volta conclusa la sua collaborazione alla Casa Bianca, ha lavorato alla Banca Mondiale come capo economista e poi vice-presidente dal 1997 al 2000. All’alba del nuovo millennio ha rassegnato le proprie dimissioni a causa di contrasti con Lawrence Summers, Segretario del Tesoro. Nel 2004 l’Università di Bergamo gli ha conferito la laurea “honoris causa” in Economia e commercio, seguita nel 2010 dalla laurea, sempre “honoris causa”, in Economia conferitagli dalla “Luiss Guido Carli”.

Il suo lavoro si è concentrato in maniera particolare sulla micro-economia e il suo contributo più importante è stato lo screening, una tecnica che consente ad un agente economico di acquisire informazioni private da un altro agente. Per questo suo contributo alla “teoria delle asimmetrie informative” ha ottenuto il Premio Nobel per l’Economia nel 2001 insieme a George Akerlof e Michael Spence. Ampia la sua produzione saggistica: in “Whither Socialism” introduce alcune teorie circa il fallimento dal punto di vista economico del modello socialista nell’est Europa.

Quindi analizza il ruolo dell’informazione all’interno dei mercati e la concezione errata circa la reale libertà del mercato all’interno del sistema capitalista-liberista. È del 2002 il saggio “Globalization and Its Discontents”, pubblicato in Italia da Einaudi e tradotto con il titolo “La globalizzazione e i suoi oppositori”; in questo lavoro vengono analizzati gli errori compiuti dalle istituzioni economiche a livello internazionale, con particolare attenzione all’Fmi, il “Fondo Monetario Internazionale”. L’analisi di Stiglitz si è concentrata soprattutto sulle crisi finanziarie degli anni Novanta – Argentina, Russia, Paesi dell’area sud-est asiatica – e sulla loro gestione.

L’economista ha rilevato come l’Fmi si sia approcciata a tali crisi sempre in maniera uguale, ovvero diminuzione delle spese dello Stato, politica monetaria votata alla deflazione e massima apertura ai finanziamenti esteri. Scelte politiche piuttosto generiche che venivano imposte senza tenere in considerazione le esigenze delle varie economie, risultando così inefficaci per superare le diverse crisi, o addirittura dannose. Secondo l’opinione di Stiglitz, l’Fmi non protegge in maniera adeguata le economie meno forti e non è capace di assicurare la stabilità economica a livello globale.

L’Fmi, nel pensiero di Stiglitz, si limita ad applicare il cosiddetto “Washington consensus”, ovvero le teorie iperliberiste che, in cambio dei propri finanziamenti, verrebbero imposte ai paesi in crisi, sarebbero una sorta di arma di distruzione delle economie in difficoltà. Le sue posizioni in materia portarono Stiglitz ad appoggiare nel 2011 il movimento pacifico “Occupy Wall Street”, nato per denunciare gli abusi compiuti dal sistema finanziario. Stiglitz, inoltre, ha un’opinione molto critica anche nei confronti dell’Euro, pur tenendosi a distanza dai movimenti anti-europeisti e da varie formazioni politiche che lo hanno chiamato in causa come fonte autorevole, tanto che poco prima delle elezioni politiche europee del 2014, assieme ad un altro Premio Nobel, Amartya Sen, diramò un comunicato per precisare di non essere a favore della distruzione della moneta unica europea, ma specificando che si possa tornare indietro.

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